Webinar Libellula: “Il carico mentale delle donne” 08.02.2021

9 febbraio 2021

Ieri 8 febbraio secondo appuntamento con i webinar mensili riservati alle aziende del Network Libellula. Tema dell’incontro è stato il carico mentale delle donne: concetto che si riferisce al peso cognitivo – e conseguentemente emotivo – dovuto alla responsabilità che la donna sente ricadere su di sé riguardo alla pianificazione e alla gestione della vita familiare e domestica (oltre a quella lavorativa quando presente).

A causare questo fenomeno concorrono una visione stereotipata dei ruoli di genere e un immaginario che sostiene una percezione sessuata delle competenze, a cui sin dall’infanzia veniamo educat* e indirizzat*. Il tema della cura e della gestione del tempo di lavoro non retribuito in famiglia, inoltre, è strettamente connesso alla possibilità per le donne di accedere e crescere nel mercato del lavoro: da una parte, le lavoratrici non abbandonano il ruolo di prime “caregivers” e ricoprono spesso un “doppio ruolo” che richiede una “doppia presenza” e una «doppia fatica» («double burden»). Dall’altra, una distribuzione squilibrata dei ruoli familiari è ancora tra le principali cause di allontanamento delle donne dal mondo lavoro oppure di marginalità (part-time, lavoro precario, salari bassi).

Con le aziende partecipanti abbiamo affrontato il tema da una triplice prospettiva: individuale, organizzativa e sociale. Ci siamo chiest*: come è possibile liberarsi da ruoli stereotipati e promuovere, soprattutto in una situazione di convivenza forzata come quella che stiamo vivendo, nuovi equilibri? Quali modelli di suddivisione e ownership dei carichi di cura e professionali può un’azienda sostenere, implicitamente o esplicitamente, con la sua cultura o con iniziative che abbiano come obiettivo l’equità tra i generi?

Le principali azioni individuali segnalate sono state: lavorare sulla consapevolezza (sia di uomini che di donne); una comunicazione aperta e costante per rinegoziare insieme ruoli, responsabilità e attività; fidarsi e accettare lo stile altrui nel portare a termine queste ultime; dare l’esempio. Come possibili azioni organizzative, invece: interrogarsi su quale “cultura della cura” esista in azienda e di come se ne parli; accrescere consapevolezza su stereotipi e visioni limitanti del rapporto tra i generi; diffondere messaggi e intraprendere azioni chiare sul tema della genitorialità condivisa; perfezionare lo smart working e aumentare la flessibilità oraria; strutturare un piano di welfare aziendale che consideri le diverse necessità delle risorse (con figli, senza figli).

È chiaro che non esiste un modello universale, che rappresenti tutte le tipologie di famiglie, di coppie e tutte le loro diverse esigenze. Risulta fondamentale, perciò, costruire le condizioni affinché sia la scelta di ognun* a essere quanto più possibile realizzabile, libera da condizionamenti strutturali, consci o inconsci, materiali o culturali. L’obiettivo è impedire che a “scegliere” la cura sia sempre e solo la donna e a “scegliere” il lavoro retribuito sia sempre e solo l’uomo.

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